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Media digitali e magia. Pratiche magiche, spiritualità e visioni alternative nella cultura digitale

a cura di Giulia Conti e Ruggero Eugeni.

deadline: 30 maggio 2026

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Negli spazi porosi e fertili dei social media, la magia non è morta. Non è scomparsa né è stata relegata a folklore residuale di una società iper-razionalizzata. Al contrario, come un’archeologia vivente, la magia domina cinema e letteratura, prospera nei feed e nei suggerimenti algoritmici, fa capolino nei filtri di bellezza e nelle estetiche dei meme astrologici, presiede community con miliardi di visualizzazioni come #WitchTok (Miller, 2022; Houlbrook, 2025; Eugeni, 2023).
In questa fase avanzata della cultura digitale, il magico si trasforma, si performa, si ibrida: ritorna, ma in forme ed espressioni inedite. Non pensiamo solo all’affollarsi delle rappresentazioni magiche e para- o pseudo-spirituali nell’immaginario seriale, cinematografico e videoludico, ma più radicalmente ai modi di definire e di vivere le esperienze mediali soprattutto attraverso i social media, le piattaforme online e le intelligenze artificiali generative.
Il nuovo millennio non ha eliminato il bisogno di senso, di mistero o di trascendenza; ha semplicemente mutato i dispositivi che li veicolano. In questo senso, il ritorno della magia può essere compreso solo se si riconosce che essa non è una credenza "superstiziosa", ma una forma culturale e mediale capace di lavorare per lo meno su due fronti. Per un verso, la magia si conferma uno strumento capace di riflettere e negoziare le tensioni profonde della soggettività contemporanea nei suoi rapporti con gli altri soggetti, nonché con le tecniche e la materialità del mondo. Per altro verso, essa rende visibili le radici magiche delle tecnologie stesse: una linea di riflessione che invita a leggere i media non soltanto come strumenti razionali di comunicazione, ma anche come elementi attraversati da promesse di rivelazione, connessione a distanza, visione dell’invisibile e accesso a forme eccedenti di conoscenza, “realizzazioni di sogni ancestrali”, scriveva Eco.
Seguendo la prospettiva delle mediazioni simboliche, intese come dispositivi culturali che strutturano l’esperienza, il senso e l’identità sociale (si vedano, ad esempio, le riflessioni sull’immaginario simbolico in Ricœur, 1975; sull’interpretazione culturale dei simboli in Geertz, 1973; e sul potere simbolico e i sistemi classificatori in Bourdieu, 1991), e in dialogo con gli studi sul sacro contemporaneo (Houtman & Aupers, 2007), la magia appare oggi come una grammatica semiotica attiva e mutevole, strutturata dalle stesse logiche dei media digitali: replicabilità, estetizzazione, performatività e immediatezza. E rende urgente un confronto tra gli strumenti semiotici e l’epistemologia neo-materialista: questa connota infatti tanto una parte rilevante degli studi sul magico (si pensi solo alla rinnovata attenzione per autori come Ernesto De Martino), quanto gli studi sui media (si pensi a temi quali l’agentività degli oggetti tecnici, l’archeologia dei dispositivi e le forme di co-costituzione tra corpi, tecnologie, ambienti e immaginari). In questo senso, il magico e il mediale possono essere letti come campi sovrapposti, accomunati da una medesima attenzione alle pratiche, alle mediazioni concrete e alla capacità delle cose di orientare percezioni, relazioni e forme del credere. Si pensi solo a come l’enunciazione delle e con le Intelligenze artificiali assuma oggi un carattere collaborativo, agentivo e predittivo tipico nel passato degli attori magici.
Questo numero di Ocula intende indagare il ritorno del magico nella cultura digitale contemporanea adottando una pluralità di prospettive teoriche e disciplinari: oltre a quelle semiotiche in senso stretto, pensiamo a quelle mediologiche, antropologiche, visuali, culturali. Il concetto di magia sarà inteso non solo nella sua accezione pagana, esoterica o rituale, ma come tecnica simbolica, come tecnologia immaginaria capace di strutturare l’esperienza del mondo e delle relazioni nella cultura mediale.

Tra le linee di ricerca possibili:
Radici magiche della tecnologia;
Magia tra sacro, profano e credenze;
#WitchTok, digital covens e la costruzione di identità magiche nei social;
Neo-paganesimo e tecnopaganesimo;
Nuove estetiche dell’esoterico: tra glitch, interfacce digitali e femminilità occulta;
Filtri, effetti e remixabilità;
Magia e intelligenza artificiale: algoritmi come dispositivi divinatori;
Cinema, TV e magia;
Femminismo, donne e streghe;
Religione, magia e nuovo materialismo;
Reti e simboli occulti: forme di partecipazione e costruzione collettiva dell’immaginario magico;
Manifestazioni, autodeterminazione e altre forme di autoaiuto;
Tarocchi, cristalli, incantesimi e altri dispositivi magici.

Riferimenti bibliografici

Bourdieu, P. (1991). Language and symbolic power. Polity Press.
de Martino, E. (1959). Sud e magia. Feltrinelli.
de Martino, E. (2022). Morte e pianto rituale. Dal lamento funebre antico al pianto di Maria (1958), A cura di Marcello Massenzio. Einaudi.
Eugeni, R. (2023). TikTok e la magia. WitchTok, i social media e il nuovo avvento della stregoneria. In G. Marino & B. Surace (Eds.), TikTok. Capire le dinamiche della comunicazione ipersocial (pp. 43–63). Hoepli.
Gangle, R. (2019). The semiotics of intuition, care, and esotericism in education. Semiotica, 2019(227), 341–347. https://doi.org/10.1515/sem-2016-0036
Geertz, C. (1973). The interpretation of cultures: Selected essays. Basic Books.
Glynn, K. (2003). Challenging disenchantment: The discreet charm of occult TV. Comparative American Studies, 1(4), 421–447. https://doi.org/10.1177/1477570003014002
Houtman, D., & Aupers, S. (2007). The spiritual turn and the decline of tradition: The spread of post-Christian spirituality in 14 Western countries, 1981–2000. Journal for the Scientific Study of Religion, 46(3), 305–320. https://doi.org/10.1111/j.1468-5906.2007.00360.x
Kalita, D. (2025). Pick a card, press “play”: Understanding digital divination through tarot readings on YouTube. International Journal of Divination and Prognostication, 6(1), 57–85. https://doi.org/10.1163/25899201-bja10022
Keep, C. (2020). Life on Mars?: Hélène Smith, clairvoyance, and occult media. Journal of Victorian Culture, 25(4), 537–552. https://doi.org/10.1093/jvcult/vcaa019
Leone, M. (2011). Rituals and routines: A semiotic inquiry. Chinese Semiotic Studies, 5(1), 107–120. https://doi.org/10.1515/css-2011-0109
Leone, M. (2014). Wrapping transcendence: The semiotics of reliquaries. Signs and Society, 2(S1), S49–S83. https://doi.org/10.1086/674314
Lepik, P. (2002). On universalism in connection with the interpretation of magic in the semiotics of Juri Lotman. Sign Systems Studies, 30(2), 555–576. https://doi.org/10.12697/SSS.2002.30.2.12
Markússon, G. I. (2017). Indices in the dark: Towards a cognitive semiotics of Western esotericism, exemplified by Crowley’s Liber AL. Aries: Journal for the Study of Western Esotericism, 17(1), 51–80. https://doi.org/10.1163/15700593-01701003
Miller, C. (2025). Plus ça change: Online religious practice, from Cyberhenge to WitchTok. Magic, Ritual, and Witchcraft, 20(3), 328–338. https://doi.org/10.1353/mrw.2025.a985962
Özbölük, T. (2025). Alternative spiritualities and identities on social media: Divination workers’ identity performances on YouTube. Journal of Religion, Media and Digital Culture, 14(3), 454–473. https://doi.org/10.1163/21659214-bja10149
Ricœur, P. (1975). La métaphore vive. Éditions du Seuil.
Ruah-Midbar, M. (2014). The sacralization of randomness: The theological imagination and the logic of digital divination rituals. Numen, 61(5–6), 619–655. https://doi.org/10.1163/15685276-12341345
Weimann, G. (1985). Mass-mediated occultism: The role of the media in the occult revival. The Journal of Popular Culture, 18(4), 81–88. https://doi.org/10.1111/j.0022-3840.1985.00081.x
Zhang, H., Belinskaya, Y., Rodgers, D. A., & Rodriguez-Amat, J. R. (2025). Algorithmic alchemy: The power of the witch on YouTube. Folklore, 136(4), 620–651. https://doi.org/10.1080/0015587X.2025.2539571





Scadenze aggiornate

Consegna abstract: 31 maggio 2026
Notifica di accettazione o rifiuto dell’abstract: 15 giugno 2026
Consegna saggi: 31 agosto 2026
Accettazione o richiesta revisione dopo blind peer review: 30 settembre 2026
Consegna saggi dopo la revisione: 31 ottobre 2026
Pubblicazione prevista: inverno 2026/2027

L’abstract, esclusi i riferimenti bibliografici, non deve superare i 3.500 caratteri (spazi inclusi), comprensivi di: titolo, nome/i dell'autore/i, indirizzo/i email
e affiliazioni istituzionali.

L’abstract va inviato congiuntamente alla redazione: redazione@ocula.it
e ai curatori: Giulia Conti giulia.conti@unimore.it e Ruggero Eugeni ruggero.eugeni@unicatt.it

Lingue accettate: Italiano, Inglese, Francese.

Informazioni

– L’accettazione dei saggi e la loro pubblicazione è sottoposta a double blind peer review.
– Per la redazione del saggio gli autori sono pregati di consultare la pagina “Come si collabora” nel sito ocula.it () e di prendere visione delle procedure e delle indicazioni in essa contenute.
– I saggi non hanno limiti di spazio, ma si chiede di stare orientativamente entro i 40.000 caratteri (inclusi spazi, note e bibliografia finale).
– Sono accettati i formati standard .rtf, .doc, .docx, .odt.
– I saggi possono essere corredati da immagini di qualsiasi tipo.
– Le immagini (foto, grafi, tabelle) dovranno essere fornite sia all’interno del file di testo sia raccolte in una cartella a parte e nei formati .jpg, .png, .tif, .eps, .psd.
– Gli autori dovranno inviare due file: uno in forma anonima, da inviare ai revisori; l’altro contenente nome e cognome, affiliazione, email, eventuale sito web, note biografiche.
– Nel file anonimo in tutti i riferimenti bibliografici all’autore nome e cognome saranno sostituiti da “Autore”, e tutti i titoli delle pubblicazioni da “Titolo della pubblicazione”. Rimarrà invece in chiaro la data.
– È necessario aggiungere un abstract del saggio, sia in italiano sia in inglese.

La redazione ringrazia per la cortese attenzione







 
 
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ISSN 1724-7810   |   DOI: 10.12977/ocula

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