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Ocula 7 Vol. 7  |  giugno 2006   |  < >
 
  

 
Ocula 7


Presentiamo questo nuovo numero di Ocula proponendo quattro articoli. Come si noterà già dalla presentazione non si tratta di un numero tematico, anche se alcune ricorrenze si potrebbero individuare orizzontalmente o trasversalmente: la semiotica del design, dei modelli di consumo; oppure, con una definizione molto attuale nei convegni semiotici, la semiotica delle pratiche (uso degli oggetti, progetti, valorizzazione e attribuzione di significato sociale alle merci, interpretazione di un testo filmico grazie alla ricerca e alla fruizione di altri testi, e così via).
Il filo rosso che passa attraverso gli articoli che presentiamo è la curiosità che ha condotto ciascuno dei nostri autori ad analizzare con passione i testi e gli oggetti che qui ci vengono sottoposti e, ancora di più, la riflessione teorica e metateorica su strumenti e applicazioni della semiotica per rispondere a dei quesiti o per risolvere dei problemi. E’ come se Cappelletti, Compagno, Galofaro, Pintori e - in modo ancora più esplicito - Proni rispondessero mostrando “i fatti” a una domanda che periodicamente si ripresenta, una domanda sull’utilità pratica della nostra disciplina, al di là degli ambiti accademici o professionali. In altri termini, emerge negli articoli l’importanza della semiotica come disciplina che permette di interpretare e di comprendere meglio tutto ciò che ci circonda e, in alcuni casi, perché diventa uno strumento essenziale per riuscire a comunicare efficacemente (nella progettazione, nella narrativa, nella pubblicità).
Il primo articolo in questo numero di Ocula è di Dario Compagno: Donnie Darko: tra apertura e ipertestualità, un’analisi sul film di Richard Kelly, opera che suggerisce diverse interpretazioni. Compagno analizza i testi e i supporti che proprio grazie alla loro intersezione permettono di “chiudere” l’interpretazione del film a partire da segnalazioni extrafilmiche (dalla versione director’s cut, al libro che tale versione suggerisce, al sito in cui si trova questo libro …).
Il secondo articolo che presentiamo è Stare i nowe. Mercato, comunicazione e nostalgia nella Polonia postcomunista di Francesco Galofaro. L’autore fa un’analisi dei modelli di comunicazione pubblicitaria esportati in Polonia, a partire dai prodotti, dai packaging, dalle pubblicità e ne risulta una efficace dimostrazione di come la cultura del marketing, molto spesso irrigidita da assunti globalizzanti, si interfacci con le culture locali in un processo di progressivo adattamento non privo di scostamenti a volte stridenti.
Con Emiliano Pintori ci spostiamo dalle merci agli oggetti d’uso – o meglio potremmo dire, da una semiotica che ci mostra come un oggetto diventa merce, agli oggetti tecnologici e funzionali. In Design delle interfacce, Forme di ibridazione semiotica Pintori presenta una panoramica degli studi su oggetti e interfacce che va dalla semiotica, all’antropologia, alla sociologia e conclude con un’analisi dei nuovi dispositivi di comunicazione mobile. Pintori sostiene la validità di un approccio semiotico agli oggetti come oggetti di senso e come attori fondamentali nella costruzione della realtà sociale.
Il Design bricolé di Nicola Cappelletti affronta concretamente la semiotica del progetto. Lo scopo dell’autore è quello di coniugare semiotica, design industriale e comunicazione. Cappelletti, proprio perché non è un semiologo di professione, fa un passo ulteriore dopo l’analisi di alcuni oggetti d’uso proponendo l’utilizzo degli strumenti semiotici a monte del percorso progettuale: si passa dall’analisi di alcuni modelli di asciugacapelli alla progettazione concreta di due nuovi modelli e della strategia pubblicitaria da adottare a partire dai valori e dagli usi specifici da comunicare. Questo articolo è una risposta a una questione pressante in semiotica, quella dell’efficacia predittiva della nostra disciplina e dell’utilità progettuale, e metaprogettuale fino alla strategia di comunicazione del prodotto.
Infine ci sembra opportuno presentare come articolo conclusivo Per una semiotica del progetto di Giampaolo Proni, poiché l’autore pone le basi per una riflessione necessaria e importante che nasce all’interno di un dibattito che, a partire dalla fine degli anni ’60, ricorre ciclicamente tra semiologi e progettisti. A partire dalla semiotica peirceana, Proni introduce il concetto di azione progettuale e di capacità predittiva della nostra disciplina, troppo spesso utilizzata soltanto a scopo interpretativo. L’autore infatti schematizza le tappe necessarie al pensiero progettuale, evidenziando le potenzialità normative degli strumenti semiotici nella produzione dei testi.
Buona lettura!
Hanno collaborato a questo numero: Nicola Cappelletti, Dario Compagno, Francesco Galofaro, Emiliano Pintori, Giampaolo Proni.
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ISSN 1724-7810   |   DOI: 10.12977/ocula

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