
Oltre l’arte dell’interpretazione: il semiologo come scienziato sociale
24 maggio, Cosa significa osservare?, 01:02:17
Antonio Santangelo UNITO
Nel loro libro sull'analisi della televisione, Casetti e Di Chio (1997) sostengono che il principale criterio di validità di una analisi semiotica di un programma tv è la sua eleganza, intesa come una forma di coerenza interna dei suoi contenuti. L'idea è che le altre discipline, come la sociologia, l'antropologia o la psicologia, quando studiano un testo del genere, sono in grado di produrre risultati di rilevanza socio-culturale, mentre la semiotica, al limite, può dare origine a un altro testo il cui significato si trova, in sostanza, al suo interno, garantito appunto dalla sua buona strutturazione. In realtà, la semiotica del testo è un ambito di indagine in cui ci si è posti ampiamente il problema della validità esterna delle proprie considerazioni, vale a dire della significatività sociale e culturale delle proprie scoperte. In particolare, intendo parlare di ciò che si è scritto al proposito dei metodi sociosemiotici per l'analisi del testo e intendo farlo a partire da quella che ho condotto sul film "La vita di Adéle" di Kechiche del 2013 (Santangelo, 2017). Ciò che intendo dimostrare è che, al contrario di ciò che qualcuno ritiene, quella del semiologo non è una forma d'arte (elegante) per interpretare i propri oggetti d'indagine, ma un modo di procedere scientifico che dialoga con quello della altre scienze sociali.
▲ torna all'indice degli interventi