
Frontiere semiotiche del lutto: analisi di una casa funeraria San Siro
23 maggio, Confini, 2:14:30
Giustina Baron UNIMORE - University of Tartu
“Quando, da giovane, mi chiedevano: che cosa ti piace, di più, veramente, nella vita?”
“A questa domanda, da ragazzi, i miei amici davano sempre la stessa risposta: “la fessa!”, io solo rispondevo: l’odore delle case dei vecchi” (Jep Gambardella).
Attraverso la presentazione di una serie di riflessioni teoriche e di ricerca empirica, questo contributo intende mostrare alcuni percorsi possibili nello studio delle case funerarie, che cercano di conciliare la sacralità della morte con esigenze estetiche contemporanee. Il caso qui proposto offre l’opportunità di delineare alcuni nodi concettuali chiave riguardanti la relazione tra sacralità e lusso, indagando come questa influenzi le scelte di arredamento e il design degli spazi, e come tale relazione possa riflettere e rispondere a complesse questioni sociali, religiose e culturali.
Ancora oggi si è ben lontani dalla definizione di una tipologia di design precisa, ma si è sempre più consapevoli che l’attenzione progettuale debba focalizzarsi su alcune strategie svincolate da implicazioni di natura religiosa e capaci di sottolineare l’aspetto universale del saluto.
La casa funeraria si configura dunque come un dispositivo spaziale complesso, che a partire dalle sue caratteristiche multimodali (articolazione dello spazio, impianto luministico, aspetti sonori e olfattivi, scelte decorative e di arredamento) disegna alcuni programmi narrativi di esperienza, di relazione con gli oggetti, di relazione con altri soggetti, e di relazione con l’al-di-là. Del resto, i valori investiti nello spazio sono costantemente rinegoziati dai soggetti che vi entrano in contatto, non solo in base a dinamiche di ordine pratico, ma anche in funzione di uno scenario fenomenologico che è già prefigurato nella sua “morfologia”.
In questa cornice, il “lusso” diventa un mezzo per onorare il defunto, elevando l’esperienza del lutto ad una dimensione più solenne e ricercata. La “nota barocca” (divani Chesterfield, specchiere con riccioli dorati) aggiunge una dimensione di profondità storica, richiamando uno stile sontuoso reinterpretato in chiave moderna. Il risultato è la creazione di uno spazio sospeso, una sorta di non luogo della vita di quel particolare defunto, in cui l’individualità della morte può essere accolta in una “casa” dal carattere universale e personale. In questa prospettiva, vi è una sorta di partecipazione totale, per quanto momentanea, al trascendente, ad una globalità che sorpassa i singoli.
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