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	<title>Commenti per Blog di Ocula</title>
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		<title>Commenti su Ambiente e linguaggi 2: nuovi razzismi e nazismi?? di GP</title>
		<link>http://www.ocula.it/blog/546/comment-page-1#comment-3459</link>
		<dc:creator>GP</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 11:51:37 +0000</pubDate>
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		<description>Sono curioso se ci sono studi sulla &#039;percezione&#039; dell&#039;altro. Da semiotico interpretativo penso che il discorso è spesso radicato nella prima sfera semiotica, quella della percezione. A me è successo, dopo alcuni mesi che insegnavo a studenti cinesi, di avere una improvvisa &#039;apertura&#039; percettiva. In un momento di vero &#039;satori&#039; percettivo, mi sono accorto che non li vedevo più tutti uguali, secondo lo stereotipo occidentale così diffuso. Questo cambiamento è avvenuto attraverso la semplice esperienza, un lavoro che il mio cervello ha fatto nella frequentazione quotidiana. E&#039; probabilmente un complesso lavoro di pertinentizzazione di tratti somatici e narcotizzazione di altri (affascinati dagli occhi a mandorla, per es., trascuriamo altri particolari dei volti), ma anche la mia volontà di imparare i nomi cinesi (che sono difficili da memorizzare per noi essendo monosillabi). Tuttavia, se a livello consapevole non ho mai accettato il luogo comune &#039;sono tutti uguali&#039;, percettivamente avevo difficoltà, e la percezione non possiamo cambiarla con un atto di volontà. Possiamo condurla lungo i binari dell&#039;umanità, guidati dalla ragione, mentre il nostro corpo, che è umano e riconosce l&#039;umano, fa il suo lavoro. Il razzismo è sostanzialmente legato a blocchi emotivi, a volte psicosi, che impediscono il funzionamento del sistema cognitivo. Il sentimento di base è la paura. Perciò il razzista va in primo luogo aiutato a uscire dalla sua paura, spesso legata a complessi di inferiorità, problemi affettivi, esperienze negative. Senza ovviamente abbassare la guardia per difendere le persone dalla violenza. Importante però è che chi si definisce non-razzista lo sia veramente. Penso che corsi di non-razzismo sarebbero fondamentali. Un corso ben fatto può aiutare ad abbreviare il percorso di &#039;umanizzazione&#039; dell&#039;altro e la semiotica può servire, e molto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono curioso se ci sono studi sulla &#8216;percezione&#8217; dell&#8217;altro. Da semiotico interpretativo penso che il discorso è spesso radicato nella prima sfera semiotica, quella della percezione. A me è successo, dopo alcuni mesi che insegnavo a studenti cinesi, di avere una improvvisa &#8216;apertura&#8217; percettiva. In un momento di vero &#8217;satori&#8217; percettivo, mi sono accorto che non li vedevo più tutti uguali, secondo lo stereotipo occidentale così diffuso. Questo cambiamento è avvenuto attraverso la semplice esperienza, un lavoro che il mio cervello ha fatto nella frequentazione quotidiana. E&#8217; probabilmente un complesso lavoro di pertinentizzazione di tratti somatici e narcotizzazione di altri (affascinati dagli occhi a mandorla, per es., trascuriamo altri particolari dei volti), ma anche la mia volontà di imparare i nomi cinesi (che sono difficili da memorizzare per noi essendo monosillabi). Tuttavia, se a livello consapevole non ho mai accettato il luogo comune &#8217;sono tutti uguali&#8217;, percettivamente avevo difficoltà, e la percezione non possiamo cambiarla con un atto di volontà. Possiamo condurla lungo i binari dell&#8217;umanità, guidati dalla ragione, mentre il nostro corpo, che è umano e riconosce l&#8217;umano, fa il suo lavoro. Il razzismo è sostanzialmente legato a blocchi emotivi, a volte psicosi, che impediscono il funzionamento del sistema cognitivo. Il sentimento di base è la paura. Perciò il razzista va in primo luogo aiutato a uscire dalla sua paura, spesso legata a complessi di inferiorità, problemi affettivi, esperienze negative. Senza ovviamente abbassare la guardia per difendere le persone dalla violenza. Importante però è che chi si definisce non-razzista lo sia veramente. Penso che corsi di non-razzismo sarebbero fondamentali. Un corso ben fatto può aiutare ad abbreviare il percorso di &#8216;umanizzazione&#8217; dell&#8217;altro e la semiotica può servire, e molto.</p>
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		<title>Commenti su Ciao Ale di Federico Montanari</title>
		<link>http://www.ocula.it/blog/534/comment-page-1#comment-3183</link>
		<dc:creator>Federico Montanari</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 03:24:45 +0000</pubDate>
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		<description>Ritorno su Alessandro.
Era un po&#039; che volevo provare a scrivere qualcosa in ricordo di Ale, poi è passato del tempo.
Ale mi è tornato in mente tante volte in questo periodo. &quot;Ciao fede, ciao Ale&quot;.  
Nel mio caso, gli incontri erano sempre dell&#039;idea di &quot;intermittenti e sporadici&quot; ma per questo &quot;sorprendenti&quot;; la sera di Genova, allo stadio Carlini, dopo il disastro: venne lì, a trovarci, per un conforto e coraggio reciproco; il giorno dopo, una buffa (a ripensarci ora dopo tanti anni) telefonata da una cabina (lui ancora tenacemente senza cellulare) per domandare, in mezzo al macello e ai fumi un: &quot;fede? come va?&quot;.
Una notte bolognese, ancora nebbiosa, un po&#039; prima che sapessi che stava male. 
L&#039;estate, invece, in un parco di una festa e il suo gruppo (poi di smaschieramenti) in un simbolico vederli in gioco-scherzosa e simulata ammucchiata. E poi in presidio per Atlantide.
Prima, immaginarlo, vividamente, &quot;manager di bar&quot; nella Londra post, post punk, mentre studiava con la Wilson (quella di &quot;Sperber &amp; Wilson&quot;). E il fatto che aveva il mito dello Zanardi di Andrea Pazienza, di essere un po&#039; come lui. Poi, certo, anche, i seminari, i ritorni a palla da San Marino, con i Rem (ma tanti anni fa!) cantati, nella sua Uno. Sì, certo, forse ricordi simili, di ognuno, a quelli di altri. E molti possono dire di essere, è vero, stati più amici, più vicini. 
Ma ci si porta dietro come un pezzo, un taglio, no? 
E litigi sulla semiotica e accordi sulla politica. Un po&#039; scemo, io, per avergli fatto delle critiche, dopo una presentazione di libro con la nostra amica Vale. E il lavoro mai finito su &quot;Tolleranza&quot; (con i suoi interventi composti in linguaggio filosofico-analitico ma nel pieno del lavoro di un&#039;etica). 
Forse i ricordi ci servono non a stemperare il dolore o il dispiacere? ma a sentire che possiamo tornare ancora là ai momenti, &quot;a tratti&quot;. Boh? che dirà Ale? 
Io dico che si continua a pensare, a fare, a vivere, proprio grazie ai &quot;che dirà&quot; di chi non c&#039;è più. &quot;Ciao fede.. ciao ale&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ritorno su Alessandro.<br />
Era un po&#8217; che volevo provare a scrivere qualcosa in ricordo di Ale, poi è passato del tempo.<br />
Ale mi è tornato in mente tante volte in questo periodo. &#8220;Ciao fede, ciao Ale&#8221;.<br />
Nel mio caso, gli incontri erano sempre dell&#8217;idea di &#8220;intermittenti e sporadici&#8221; ma per questo &#8220;sorprendenti&#8221;; la sera di Genova, allo stadio Carlini, dopo il disastro: venne lì, a trovarci, per un conforto e coraggio reciproco; il giorno dopo, una buffa (a ripensarci ora dopo tanti anni) telefonata da una cabina (lui ancora tenacemente senza cellulare) per domandare, in mezzo al macello e ai fumi un: &#8220;fede? come va?&#8221;.<br />
Una notte bolognese, ancora nebbiosa, un po&#8217; prima che sapessi che stava male.<br />
L&#8217;estate, invece, in un parco di una festa e il suo gruppo (poi di smaschieramenti) in un simbolico vederli in gioco-scherzosa e simulata ammucchiata. E poi in presidio per Atlantide.<br />
Prima, immaginarlo, vividamente, &#8220;manager di bar&#8221; nella Londra post, post punk, mentre studiava con la Wilson (quella di &#8220;Sperber &amp; Wilson&#8221;). E il fatto che aveva il mito dello Zanardi di Andrea Pazienza, di essere un po&#8217; come lui. Poi, certo, anche, i seminari, i ritorni a palla da San Marino, con i Rem (ma tanti anni fa!) cantati, nella sua Uno. Sì, certo, forse ricordi simili, di ognuno, a quelli di altri. E molti possono dire di essere, è vero, stati più amici, più vicini.<br />
Ma ci si porta dietro come un pezzo, un taglio, no?<br />
E litigi sulla semiotica e accordi sulla politica. Un po&#8217; scemo, io, per avergli fatto delle critiche, dopo una presentazione di libro con la nostra amica Vale. E il lavoro mai finito su &#8220;Tolleranza&#8221; (con i suoi interventi composti in linguaggio filosofico-analitico ma nel pieno del lavoro di un&#8217;etica).<br />
Forse i ricordi ci servono non a stemperare il dolore o il dispiacere? ma a sentire che possiamo tornare ancora là ai momenti, &#8220;a tratti&#8221;. Boh? che dirà Ale?<br />
Io dico che si continua a pensare, a fare, a vivere, proprio grazie ai &#8220;che dirà&#8221; di chi non c&#8217;è più. &#8220;Ciao fede.. ciao ale&#8221;.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Ciao Ale di nicola dusi</title>
		<link>http://www.ocula.it/blog/534/comment-page-1#comment-2761</link>
		<dc:creator>nicola dusi</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 15:18:38 +0000</pubDate>
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		<description>Sto pensando ad Alessandro
alla complicità di (troppo poche)conversazioni rapide
in cui ho sentito che ci capivamo
che c&#039;erano ironia e affetto e intesa
anche se ci vedevamo poco.
E a un viaggio in treno, Padova-Bologna,
fatto parlando insieme fitto fitto
fino all&#039;angolo della via che divideva le nostre strade.
Ho ancora voglia di dargli un forte abbraccio,
come facevamo salutandoci, riprendendo
le nostre vite così diverse, così simili.
nicola</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sto pensando ad Alessandro<br />
alla complicità di (troppo poche)conversazioni rapide<br />
in cui ho sentito che ci capivamo<br />
che c&#8217;erano ironia e affetto e intesa<br />
anche se ci vedevamo poco.<br />
E a un viaggio in treno, Padova-Bologna,<br />
fatto parlando insieme fitto fitto<br />
fino all&#8217;angolo della via che divideva le nostre strade.<br />
Ho ancora voglia di dargli un forte abbraccio,<br />
come facevamo salutandoci, riprendendo<br />
le nostre vite così diverse, così simili.<br />
nicola</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Ciao Ale di MAMMA</title>
		<link>http://www.ocula.it/blog/534/comment-page-1#comment-2696</link>
		<dc:creator>MAMMA</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 11:24:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ocula.it/blog/?p=534#comment-2696</guid>
		<description>Caro Stefano,
con tanta commozioneed orgoglio ho lettto quanto hai scritto per ricordare Alessandro, ti ringrazio dal più profondo del cuore per le tue belle parole,hai descritto mio figlio proprio com&#039;era.
Sono certa che rimarrà sempre nel tuo cuore così come per me, per la sorella e la famiglia tutta.
Alessandro mi manca tantissimo. ma tramite te e tutti i suoi amici con i Vostri scritti lo sento ancora più vicino.
Grazie, Ti voglio bene 

Rosetta

Mi sarebbe piaciuto raggiungervi di persona, ma non ho i vostri recapiti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Stefano,<br />
con tanta commozioneed orgoglio ho lettto quanto hai scritto per ricordare Alessandro, ti ringrazio dal più profondo del cuore per le tue belle parole,hai descritto mio figlio proprio com&#8217;era.<br />
Sono certa che rimarrà sempre nel tuo cuore così come per me, per la sorella e la famiglia tutta.<br />
Alessandro mi manca tantissimo. ma tramite te e tutti i suoi amici con i Vostri scritti lo sento ancora più vicino.<br />
Grazie, Ti voglio bene </p>
<p>Rosetta</p>
<p>Mi sarebbe piaciuto raggiungervi di persona, ma non ho i vostri recapiti</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Ciao Ale di Giampaolo Proni</title>
		<link>http://www.ocula.it/blog/534/comment-page-1#comment-2618</link>
		<dc:creator>Giampaolo Proni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 21:28:28 +0000</pubDate>
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		<description>Ci siamo spesso, in redazione, lamentati che questo blog non prendeva il via. Grazie Stefano per questo bell&#039;intervento, non semiotico, o magari veramente semiotico? Elaborare il lutto, si dice, e certamente di questo rito, o semplice comportamento, fa parte il mettere in mostra belle cose, belle parole, belle immagini per ricordare chi non c&#039;è più e per consolare noi che ci siamo. E questo ne è un esempio perfetto, perché è uno schizzo di Alessandro Zijno in cui mi pare di vederlo parlare e agire. Chissà che non sia Ale a darci lo spunto per portare in questo spazio le tante cose che ci diciamo tra noi. Mi piacerebbe se fosse così.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo spesso, in redazione, lamentati che questo blog non prendeva il via. Grazie Stefano per questo bell&#8217;intervento, non semiotico, o magari veramente semiotico? Elaborare il lutto, si dice, e certamente di questo rito, o semplice comportamento, fa parte il mettere in mostra belle cose, belle parole, belle immagini per ricordare chi non c&#8217;è più e per consolare noi che ci siamo. E questo ne è un esempio perfetto, perché è uno schizzo di Alessandro Zijno in cui mi pare di vederlo parlare e agire. Chissà che non sia Ale a darci lo spunto per portare in questo spazio le tante cose che ci diciamo tra noi. Mi piacerebbe se fosse così.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Ciao Ale di Cinzia Bianchi</title>
		<link>http://www.ocula.it/blog/534/comment-page-1#comment-2617</link>
		<dc:creator>Cinzia Bianchi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 14:18:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ho conosciuto Alessandro durante il nostro corso di dottorato in Semiotica di Bologna. Un bel ragazzo, dai lineamenti tipicamente romani, un sorriso accattivante, uno che non passava inosservato per l’aspetto fisico ma soprattutto per cosa diceva e l’attenzione che rivolgeva alla persona con cui si trovava ad interloquire. Una sentita attenzione che travalicava sempre l’oggetto della conversazione: un’identica intensità cognitiva ed emotiva la si poteva trovare in lui sia che l’argomento fosse il destino della filosofia e della semiotica sia che riguardasse la forma della nuova libreria da costruire. E poi la politica, un argomento che ha suscitato sempre in noi un serrato scambio di opinioni, ironico ed analitico allo stesso tempo. Ed era facile incontrarlo durante manifestazioni e comizi, una forma di protesta che però Alessandro viveva con la sua solita intensità ma anche con una certa sfiducia riguardo alla sua reale efficacia.

Con Alessandro abbiamo condiviso i lunghi anni di precariato universitario: stesso ciclo di dottorato, abbiamo vinto il concorso per ricercatore universitario a distanza di un paio di mesi nel 2005. Nel mentre ci siamo trovati qualche volta a partecipare allo stesso bando per una borsa di studio o un assegno con alterne fortune, ma mai ho avuto la sensazione di competere veramente con lui. Qualunque fosse l’esito finale, commentavamo l’accaduto a volte increduli a volte sarcastici, con la consapevolezza che le questioni universitarie non potessero intaccare la nostra amicizia. 
Abbiamo poi condiviso il pendolarismo universitario poiché la nostra sede di lavoro era distante da Bologna, luogo dove ci siamo formati intellettualmente e dove abbiamo scelto di vivere. Un pendolarismo subito, forse, ma anche gustato, perché la distanza dalla nostra famiglia intellettuale di origine ci ha rinforzato, fatti crescere velocemente e ci ha dato la sensazione di essere più autonomi. Almeno così ci sembrava e ci dicevamo.

Per lunghi periodi le nostre scelte di vita ci hanno allontanato, anche se ogni volta che ci incontravamo sembrava facile colmare mesi di distanza. E così è avvenuto nell’ultimo periodo.
In primavera la telefonata di un’amica comune mi avvertiva che Alessandro non stava bene e che era in ospedale. La diagnosi, i tentativi di cura, la sua sofferenza, ma anche la sua volontà di farcela, il suo solito umorismo e l’attenzione nei confronti degli altri, molto partecipata ma sempre più sussurrata, via via che la sua voce diventava più flebile; il nostro profondo dolore per la sua scomparsa… Ogni momento di questi ultimi mesi, ogni battuta, ogni fraintendimento o meticoloso desiderio, mi torna alla mente e mi conforta solo il pensiero di essere riuscita a stargli vicino, per quanto mi è stato possibile. Che poi è stato un modo per trovare rassicurazioni: era lui che mi tranquillizzava, mi dava conforto sulle sue condizioni e io concludevo ogni visita un po’ più sollevata di prima. 

Ciao Ale, mi mancherai.
Cinzia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho conosciuto Alessandro durante il nostro corso di dottorato in Semiotica di Bologna. Un bel ragazzo, dai lineamenti tipicamente romani, un sorriso accattivante, uno che non passava inosservato per l’aspetto fisico ma soprattutto per cosa diceva e l’attenzione che rivolgeva alla persona con cui si trovava ad interloquire. Una sentita attenzione che travalicava sempre l’oggetto della conversazione: un’identica intensità cognitiva ed emotiva la si poteva trovare in lui sia che l’argomento fosse il destino della filosofia e della semiotica sia che riguardasse la forma della nuova libreria da costruire. E poi la politica, un argomento che ha suscitato sempre in noi un serrato scambio di opinioni, ironico ed analitico allo stesso tempo. Ed era facile incontrarlo durante manifestazioni e comizi, una forma di protesta che però Alessandro viveva con la sua solita intensità ma anche con una certa sfiducia riguardo alla sua reale efficacia.</p>
<p>Con Alessandro abbiamo condiviso i lunghi anni di precariato universitario: stesso ciclo di dottorato, abbiamo vinto il concorso per ricercatore universitario a distanza di un paio di mesi nel 2005. Nel mentre ci siamo trovati qualche volta a partecipare allo stesso bando per una borsa di studio o un assegno con alterne fortune, ma mai ho avuto la sensazione di competere veramente con lui. Qualunque fosse l’esito finale, commentavamo l’accaduto a volte increduli a volte sarcastici, con la consapevolezza che le questioni universitarie non potessero intaccare la nostra amicizia.<br />
Abbiamo poi condiviso il pendolarismo universitario poiché la nostra sede di lavoro era distante da Bologna, luogo dove ci siamo formati intellettualmente e dove abbiamo scelto di vivere. Un pendolarismo subito, forse, ma anche gustato, perché la distanza dalla nostra famiglia intellettuale di origine ci ha rinforzato, fatti crescere velocemente e ci ha dato la sensazione di essere più autonomi. Almeno così ci sembrava e ci dicevamo.</p>
<p>Per lunghi periodi le nostre scelte di vita ci hanno allontanato, anche se ogni volta che ci incontravamo sembrava facile colmare mesi di distanza. E così è avvenuto nell’ultimo periodo.<br />
In primavera la telefonata di un’amica comune mi avvertiva che Alessandro non stava bene e che era in ospedale. La diagnosi, i tentativi di cura, la sua sofferenza, ma anche la sua volontà di farcela, il suo solito umorismo e l’attenzione nei confronti degli altri, molto partecipata ma sempre più sussurrata, via via che la sua voce diventava più flebile; il nostro profondo dolore per la sua scomparsa… Ogni momento di questi ultimi mesi, ogni battuta, ogni fraintendimento o meticoloso desiderio, mi torna alla mente e mi conforta solo il pensiero di essere riuscita a stargli vicino, per quanto mi è stato possibile. Che poi è stato un modo per trovare rassicurazioni: era lui che mi tranquillizzava, mi dava conforto sulle sue condizioni e io concludevo ogni visita un po’ più sollevata di prima. </p>
<p>Ciao Ale, mi mancherai.<br />
Cinzia</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Semiotica, scienza collaborativa. Con chi? di marco trevisan</title>
		<link>http://www.ocula.it/blog/495/comment-page-1#comment-1447</link>
		<dc:creator>marco trevisan</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 17:29:00 +0000</pubDate>
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		<description>semiotica onanistica deve finire bisogna coinvolgere anche gli ingegneri e gli informatici</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>semiotica onanistica deve finire bisogna coinvolgere anche gli ingegneri e gli informatici</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Quanto vivrà ancora la semiotica italiana di marco trevisan</title>
		<link>http://www.ocula.it/blog/380/comment-page-1#comment-1446</link>
		<dc:creator>marco trevisan</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 17:20:01 +0000</pubDate>
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		<description>bello ma pletorico e inconcludente</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bello ma pletorico e inconcludente</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Buon Compleanno, prof. Paioni di gp</title>
		<link>http://www.ocula.it/blog/465/comment-page-1#comment-101</link>
		<dc:creator>gp</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 18:37:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ocula.it/blog/?p=465#comment-101</guid>
		<description>In Pino Paioni mi piace personalmente riconoscere e apprezzare la capacità di tenere insieme una decisa e limpida posizione personale con la capacità di apertura verso ogni scuola, ogni nazionalità e ogni personalità: gli incontri di Urbino sono sopravvissuti tanti anni perché sono sempre stati accessibili, luogo di discussione e di contaminazione. Ocula, nel suo piccolo, vuole ispirarsi a questo. Dove la semiotica sa essere aperta e non curarsi di frontiere ma al contrario vivere sulle aree di confine, estenderle e colonizzarle, sopravvive. Dove si è chiusa all&#039;interno di muri disciplinari e lessicali, sta languendo. 
Pino Paioni ci ha insegnato veramente molto, molto di più delle pagine che ha scritto. E&#039; nostro compito ricordarlo e diffonderlo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In Pino Paioni mi piace personalmente riconoscere e apprezzare la capacità di tenere insieme una decisa e limpida posizione personale con la capacità di apertura verso ogni scuola, ogni nazionalità e ogni personalità: gli incontri di Urbino sono sopravvissuti tanti anni perché sono sempre stati accessibili, luogo di discussione e di contaminazione. Ocula, nel suo piccolo, vuole ispirarsi a questo. Dove la semiotica sa essere aperta e non curarsi di frontiere ma al contrario vivere sulle aree di confine, estenderle e colonizzarle, sopravvive. Dove si è chiusa all&#8217;interno di muri disciplinari e lessicali, sta languendo.<br />
Pino Paioni ci ha insegnato veramente molto, molto di più delle pagine che ha scritto. E&#8217; nostro compito ricordarlo e diffonderlo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Volli goes sharing di gp</title>
		<link>http://www.ocula.it/blog/454/comment-page-1#comment-88</link>
		<dc:creator>gp</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 22:04:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.ocula.it/blog/?p=454#comment-88</guid>
		<description>Credo proprio che dovremmo farlo: è importante mettere in comune il nostro sapere. E&#039; proprio la semiotica che per prima ha parlato di strutture a rizoma e a rete, di fuga degli interpretanti, in un certo senso di perdita del controllo interpretativo.
Penso che potrebbe anche portarci a un rinnovamento dei nsotri linguaggi. Perché non pensare a una semiotica 2.0?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo proprio che dovremmo farlo: è importante mettere in comune il nostro sapere. E&#8217; proprio la semiotica che per prima ha parlato di strutture a rizoma e a rete, di fuga degli interpretanti, in un certo senso di perdita del controllo interpretativo.<br />
Penso che potrebbe anche portarci a un rinnovamento dei nsotri linguaggi. Perché non pensare a una semiotica 2.0?</p>
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