Articoli di 'Giampaolo Proni'
marzo 1st, 2010 by Giampaolo Proni
Ugo Volli mi scrive or ora “dato che [...] ho un sacco di lavoro virtualmente invisibile perché sepolto in riviste difficili da trovare o libri fuori commercio, ho deciso di mettere tutta questa roba in un formato protetto ma scaricabile su un sito – almeno tutta quella che secondo me potrebbe avere ancora qualche interesse per studenti e colleghi.”
Una scelta importante, che inizia ad aprire anche nel nostro settore una riflessione sull’obsolescenza del supporto cartaceo ma soprattutto sulla insensatezza della custodia di testi che non hanno valore commerciale ma hanno un importante valore scientifico.
Volli è un autore che ha al suo attivo titoli che sicuramente hanno dato un risultato economico, ma la maggior parte degli studiosi di semiotica non ricava nulla in termini di diritti, anzi, la pubblicazione di molti testi è finanziata da fondi universitari, sotto diversi titoli.
Dall’altro lato, le richieste degli editori stanno diventando sempre più vessatorie. Di recente ho visto un contratto che imponeva al firmatario, oltre all’ormai diffuso impegno ad adottare il testo per i propri corsi (a volte con comunicazione del numero degli studenti… come se gli studenti comprassero i libri…), l’impegno a ricomprare le copie invendute… Mi sono informato con una legale, ed è assolutamente contrario al principio stesso del diritto d’autore imporre clausole di questo tipo. L’editore, da sempre, rischia assieme all’autore. Non può avere gli utili e scaricare le perdite sull’autore…
Detto questo, la circolazione cartacea dei testi di semiotica in Italia, con poche e salutari eccezioni, è veramente minima. Le tirature sono basse e dopo uno o due anni il libro, se non va in ristampa, è introvabile, sempre che ci sia qualcuno che lo voglia trovare.
In ogni caso, i diritti che gli autori percepiscono sono minimi. C’è da chiedersi veramente perché, a fronte di questa situazione, il vantaggio di una diffusione potenzialmente illimitata in rete non venga scelto più spesso.
Ocula lo sta sperimentando. Alcuni dei nostri articoli sono dei punti fermi in alcuni settori di studio, anche dopo anni, e vengono continuamente scaricati. Tra l’altro, la verifica dei tassi di download dei diversi testi consente di monitorare l’andamento dell’interesse del lettore e dunque anche quello del valore scientifico del testo stesso. Pensare che il valore di un testo non dipenda infatti dal numero di lettori (non dico soltanto da questo…) è abbastanza illogico. La posizione di Eco o di Barthes nella semiotica non si può certo scindere dal numero di copie vendute delle loro opere. Forse questo vale meno per Greimas o Peirce, ma è comunque un fattore indicativo.
L’idea di Ugo Volli è dunque importante. Anche Gianfranco Marrone da tempo mette e disposizione diversi suoi testi (gianfrancomarrone.it), e lo stesso fa Paolo Fabbri (paolofabbri.it), e forse ce ne sono altri, e i commenti a questo post potranno integrare l’elenco. Il sintomo è importante.
I testi accademici in lingue minoritarie come l’Italiano, a mio parere, migreranno presto quasi tutti sul web, in quanto non vi è alcun incentivo economico a pubblicarli. Resta l’incentivo accademico, ma ancora per poco. In questo modo i fondi che si spendono per stampare libri di carta si potrebbero usare per altre iniziative.
I testi di Ugo Volli si trovano all’indirizzo:
sites.google.com/site/profugovolli
E il lavoro di pubblicazione è ancora in corso…
febbraio 3rd, 2010 by Giampaolo Proni
In relazione al call for papers sul viaggio vorrei inziare qui, con commenti o post, se qualcuno ne ha voglia, una discussione di preparazione.
Ovviamente i criteri di pubblicazione restano quelli standard: commentare o postare non significa avere l’articolo accettato.
Inizio col dire che l’idea di un numero sul viaggio mi è venuta … in viaggio. A Berlino, per la verità. Ovviamente la letteratura sui viaggi è troppa per poterla persino citare. Quindi escluderei analisi di letteratura di viaggio, che pure sarebbe un bel tema, ma andremmo sulla semiotica letteraria, che non è un settore particolarmente praticato da Ocula. Anche se, forse, la semiotica della letteratura, dopo un boom negli anni 70-80, oggi sembra praticamente defunta. Ma tant’è. Ho pensato che fosse meglio chiedere a dei semiotici (o affini, ma molto affini) di raccontare semioticamente un loro viaggio. Vero, o falso ma raccontato come vero. Chissà, magari lo raccontiamo, o analizziamo, senza particolare originalità. Ma credo che qualcosa dovremmo riuscire a dire, a modo nostro.
All’idea si è associato Davide Gasperi, e ora siamo noi due gli editor, e attendiamo con ansia di avere proposte.
Gli spunti sono tanti. Sono appena andato a c omprare le sigarette e prendere un caffé al bar vicino a casa mia. Purtroppo non ho tempo per una passeggiata o un po’ di jogging. Può essere un viaggio andare a comprare le sigarette? A Rimini si racconta di un signore che disse alla moglie “Vado a comprare le sigarette”. E sparì. Tornò dopo dieci anni. Aprì la porta. La moglie era ai fornelli con i bambini che le correvano intorno e aggrappati alle gonne. Lui fa: “Sono tornato”. E lei, senza neppure voltarsi: “C’era la fila, dal tabaccaio?” La storia è in dialetto, il che la rende molto più divertente. Ma siamo una rivista accademica e magari del dialetto ci occuperemo in un altro momento. Andare a compare le sigarette o a fare la spesa all’ipermercato può essere un viaggio anche in altri sensi

La strada
?
gennaio 16th, 2010 by Giampaolo Proni
Oggi vado a fare jogging sulla pista ciclabile del Marecchia. A un certo punto ho davanti a me due signore che passeggiano, affiancate, nel mio stesso senso di marcia, a destra, e di fronte un’altra con una carrozzina, che si dirige verso di me, alla mia sinistra. Io mi sposto più veloce. O per meglio dire, loro si muovono più lente, visto il mio passo da mezzofondista di mezz’età. La velocità e la direzione di ognuno dei tre oggetti in moto fa sì che siamo destinati, se non cambiamo il vettore, ad affiancarci tutti equattro (da sinistra: la carrozzina, io, le due signore) per un istante. Vedo questo e calcolo che possiamo passarci tutti. Lo stesso fa la signora con la carrozzina, che si sposta solo leggermente alla sua destra, come io mi sposto leggermente alla mia sinistra. Per un istante formiamo una linea retta:
carrozzina – io – signora 1 – signora 2
Poi io supero le due signore e la carrozzina continua in senso opposto.
Mi trovo in quel momento a pensare: “Strano, questi allineamenti super-temporanei, sia camminando, sia in bicicletta, sia in auto (per es. in una autostrada a 3 corsie) avvengono più spesso di quanto dovrebbero avvenire se tutti procedessero semplicemente a velocità costante. Non sarà che cerchiamo magari inconsapevolmente di farli avvenire?”
Ma, mah. No, questo non è possibile. E’ vero che un certo istinto porta le persone a prendere la misura da lontano e a effettuare il passaggio in simultanea per avere maggiore controllo degli ingombri, soprattutto alla guida di un veicolo. Ma statisticamente non c’è nessuna prevalenza di allineamenti. Non vi è nessuna legge, né fisica né sociologica, che lo può giustificare.
E’ che, semplicemente, il nostro cervello è costruito in modo da dare maggiore attenzione alle forme regolari e semplici. Se in un bosco per puro caso tre alberi sono in linea retta, l’occhio e il cervello subito colgono questa forma. Così se una nuvola è rotonda, o un lago è a forma di Y (come il lago di Como). Mentre il Lago di Lugano, che non ha una forma semplice, è più difficile da cogliere e da descrivere.
Questa capacità è così forte da farci pensare che le forme ’significative’ (che hanno figuratività, ma anche regolarità plastica o comunque eidetica) sono addirittura più frequenti o più grandi di quanto sia veramente. In ogni caso, sono più importanti per il soggetto. Allo stesso modo, non appena il rumore del treno, o quello delle ruote dell’auto su lastre di cemento di un viadotto, si avvicina a un ritmo regolare, il percetto attraversa la barriera dell’attenzione e inizia un percorso interpretativo che può cessare subito ma anche arrivare lontano. Forme, forme del senso che emergono e si propagano, si mescolano, risuonano.
Su queste regolarità è facile appoggiare una convenzione, costruire un codice, dar vita a un testo estetico.
gennaio 8th, 2010 by Giampaolo Proni
Taccio nome dell’autore e titolo e persino argomento: ci conosciamo tutti e si rischiano amicizie, carriere ecc.
Ma mi sembra giusto raccontarlo. Mi chiede un appuntamento la figlia di un amico che frequenta un Corso di Laurea in cui vi è un insegnamento di semiotica. Ha difficoltà e chiede qualche consiglio. Mi è già capitato, lo faccio volentieri. Non influisco su alcun risultato, non dò lezioni, solo qualche professorale suggerimento. Mi sottopone i libri da portare all’esame. Assommano a circa 1.000 pagine. So che questo è già un indizio, ma è significativo, non posso trascurarlo.
Scorro gli indici e leggo qua e là, alla fine conversiamo per oltre 90 minuti, i più li passo leggendo e cercando di spiegare il significato del testo. A volte faccio fatica, devo rileggere, ridire, riformulare. Lo stile è involuto, alterna metafore a termini semiotici molto specifici. Spesso l’autore fa riferimento a posizioni di altri, criticandole e proponendo soluzioni alternative, ma non vi sono citazioni né nomi; nebulosamente scorgo il profilo di alcune teorie. Spesso le revisioni -proposte dopo pagine di sottili distinzioni- deviano così impercettibilmente dalla dottrina criticata da apparire quasi indistiguibili, se non per una farraginosa ri-enunciazione in un idioletto difficoltoso e incostante ad un tempo. Testi forse interessanti, ma molto difficili, oscuri, pieni di concetti semplici, a volte banali, espressi in modo barocco e involuto. Del tutto inadatti a un uso didattico. Francamente, assegnati a uno studente nel 2010, semplicemente crudeli.
Ricordo, negli anni ‘70, quando -come molti di noi- mi innamorai della semiotica di Umberto Eco, l’entusiasmo con il quale si salutava un nuovo modo di scrivere, uno stile aperto, semplice, rispettoso del lettore, alcuni dicevano (osando) ‘americano’… Una saggistica brillante, colta, illuministica, in cui bibliografie esaurienti e internazionali, un apparato di note robusto, una suddivisione razionale e chiara in paragrafi e sottoparagrafi, sorreggevano una indagine condotta sempre con tensione e arguzia, ampiezza di visione culturale e fervore nel costruire una nuova disciplina. Ogni nuovo libro di Eco era un piacere, per noi giovani appassionati dei segni, e mai si sentiva dire che non si potesse capire o che fosse oscuro o che esuberasse dai limiti di buon senso in quantità o modo.
Certamente, Umberto resta un maestro nella scrittura saggistica italiana, non si pretende di superarlo.
Ma cosa potevo dire alla simpatica matricola? Pensare alle mille pagine di acqua -se non calda- tiepida, che si doveva sorbire mi ha riempito di tristezza. Per la prima volta, di fronte a un esame della mia disciplina, che ho praticato per circa 35 anni, non ho potuto che dirle “Porti pazienza, legga, veda se può capire, come vede, anch’io faccio fatica. Certamente i suoi colleghi non potranno superare di molto la comprensione che ne ha avuto lei. Vedrà che l’esame in qualche modo lo passerà.”
Desolante. Ovviamente non generalizzo. Ci sono autori italiani che riescono a produrre testi di semiotica chiari, se non appassionanti almeno capaci di portare a una conclusione, e a volte persino utili. Francamente, di rado memorabili, ma questo non lo si può pretendere. Tuttavia, credo che questa disciplina volga pacatamente e debolmente verso l’estinzione. Verrà in qualche modo -probabilmente- smembrata tra sociologia, linguistica, filosofia del linguaggio e logica, magari antropologia e ovviamente marketing. E’ il marketing oggi il mare magnum in cui le scienze umane vanno ad immettersi. Ma di questo, magari, in un altro momento.
dicembre 31st, 2009 by Giampaolo Proni
Berlino.
La grafica tedesca, ma anche il design e l’architettura sono in genere rigorose, scure, un po’ spigolose.
Un esempio il bellissimo logo di KaDeWe, un antico department store sorto nel 1906 e poi semidistrutto. Ora è stato restaurato dallo studio Schwitzke & Partner Düsseldorf ed è un immenso grande magazzino del lusso.

Ma è straordinario come anche la ghiaia che viene gettata nelle strade per renderle meno scivolose quando sono ghiacciate abbia caratteristiche esteticamente analoghe:

E’ una ghiaia scura e angolosa, a spigoli vivi, perfettamente funzionale allo scopo di frantumare il ghiaccio sotto le suole. Non quella ghiaia allegra e rotonda che usiamo in Italia, così morbida ma assolutamente inadatta allo scopo.
Gli isomorfismi semantici attraversano le culture in traiettorie a volte sorprendenti.
dicembre 18th, 2009 by Giampaolo Proni
Da anni conduciamo furiose e (forse) interessanti discussioni su semiotica, media e politica sul nostro forum riservato.
Ora mettiamo il naso fuori.
In quel fuori potenzialmente immenso che è la rete, ma forse persino più piccolo di un forum che alla fine è in modalità push. I lettori di un blog possono essere anche 0.
E così siamo partiti.