La divulgazione della Storia dell’Arte in italia

Reggio Calabria, inaugurata nuova Sala dei Bronzi di Riace con il ministro Bray
Ci si lamenta sempre di quanto in Italia sia poco diffusa la cultura scientifica. Vero. Ma è altrettanto vero che anche quella artistica è poco diffusa ed è divulgata male. E certamente con il ridimensionamento dello studio della Storia dell’Arte dalla scuola superiore non andrà meglio. Della Storia dell’Arte manca la divulgazione dei fondamenti. Ieri sera, ad esempio, ho seguito la puntata dedicata ai Bronzi di Riace di Ulisse. Ebbene, gli Angela, che fanno della buona divulgazione scientifica, storica e tecnologica, sono soliti ricondurre il senso e il valore delle opere che trattano, a questi aspetti senza mai toccare i contenuti artistici ed estetici nelle loro specificità. Ieri sera, Alberto Angela, in una puntata un po’ raffazzonata e con testi a tratti approssimativi, ha presentato un collage di pezzi di repertorio per spiegare la storia e soprattutto le tecnologie di restauro e conservazione delle sculture, giubilandone continuamente la bellezza ma senza spiegarla mai. Non ha parlato della tecnica di modellazione e fusione a cera persa che nei Bronzi consente di impreziosire le tensioni cutanee e muscolari con l’affioramento delle vene che al tempo stesso rendono più complessa la tensione plastica e sensibile l’anatomia bronzea. Quindi, appunto, della felice riuscita del contrasto tra la sensibilità di quei corpi e la durezza del metallo, che è anche un esempio di appropriata adozione della tecnica a fini espressivi (sterminato e sofisticato tema tecnico-artistico). Non ha poi sfruttato l’ottima occasione di spiegare come, in due opere simili e poco distanti, si manifesti il passaggio da una concezione idealizzata della figura, che ancora caratterizza la “Statua A”, a quella più naturalistica della “Statua B”. Non ha spiegato la bellezza delle pose e la felice dialettica tra stasi e tensione. Alla fine, per parlare del particolare tipo di bellezza dei Bronzi non ha potuto esimersi dal commentare come la ridotta attribuzione virile sia dovuto alla valorizzazione, nella stauaria classica, delle qualità eroiche. Grazie, è una faccenda ideologica ma anche di genere artistico: i Bronzi non sono dei satiri. Insomma, nella divulgazione televisiva si passa dagli ammiccamenti dotti rivolti ai già iniziati di Daverio agli inquadramenti enciclopedici degli Angela senza toccare lo specifico delle Arti. Alla fine, senza eccessi formalistici, nessuno ci insegna a capire il perché e il come le opere sembrano belle o interessanti.

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