E’ ben noto a chiunque si occupi di comunicazione che il registro visivo prevale nell’attenzione e negli effetti sul registro verbale. A parte le discussioni filosofiche sul realismo, questo è antropologicamente sensato: il vedere porta intimazioni di verità più forti del simbolico, cioè ci fidiamo più delle immagini che delle parole. Di fronte a un grosso cane che ringhia e ci mostra i denti, il cartello “Cane non pericoloso” ci dà poca fiducia. Detto questo, la vicenda della finale di Coppa Italia di calcio di sabato 3 maggio 2014, con l’irruzione sulla scena mediatica di Genny, detto ‘a carogna, è un esempio da manuale.

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Una nota di pragmatica storica: fino ad alcuni anni in Italia fa si diceva ‘Buona Pasqua’ e nessuno si chiedeva se il ricevente del saluto fosse credente o praticante o ateo o ebreo ecc. Anche i più anticlericali, massoni e comunisti ricevevano l’augurio e ricambiavano. Il senso del discorso non era in alcun modo inclusivo. Per capirci, non era analogo ad augurare “Buon gay pride!” o “Felice iòm Kippùr”, il che implica che il destinatario faccia in qualche modo parte di un gruppo sociale o religioso che si riconosce in tali festività. Eravamo insomma una cultura non consapevole della

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Immagina un mondo
in cui la bellezza sia fonte di fiducia in se stessi,
e non di ansia.
 

In un tipico loft americano, sette donne di diversa età ed etnia vengono ritratte senza essere viste da un artista forense dell’FBI, Gil Zamora; il primo ritratto si basa sulle descrizioni che le donne danno di se stesse mentre il secondo su un’altra descrizione, quella di un conoscente. Vengono infine mostrati i due ritratti alle dirette interessate, alle quali viene chiesto di commentare il confronto. Emerge una profonda differenza tra come le donne si percepiscono e come sono percepite dagli

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Non resisto a diffondere questo bellissimo brano di Dostoevskij, tratto da L’adolescente. Forse noto agli esperti ma che non conoscevo. L’autore lo inserisce come detto dal narratore, il giovane protagonista della storia. Un romanzo che sotto certi aspetti prefigura A Catcher in the Rye (Il giovane Holden) per il virtuosismo con il quale l’autore empirico (ma perché dobbiamo sempre escluderlo? lui è l’artefice del testo) sa rendere i pensieri e le emozioni tipiche dell’adolescenza. Il brano in realtà è visibilmente un minisaggio di Dostoevskij, che lo adatta con qualche tratto alla mentalità adolescenziale, ma non ci

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mauthausen14

Nel maggio del 1983 fui invitato a partecipare ad un viaggio della memoria in alcuni campi di detenzione, tortura e sterminio di Austria e Germania. Ero ospite dell’associazione dei reduci in rappresentanza della mia scuola, l’ISA di Pisa. Oltre alla visita di alcuni infrastrutture austriache ’ minori’, centri in cui si compivano esperimenti pseudo scientifici che avevano come vittime prescelte varie categorie di infelici ed emarginati sociali, due dei cinque giorni di viaggio furono dedicati alle visite di Dachau (vicino a Monaco di Baviera) e di Mauthausen (vicino a Linz). I due

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4. You are like a Hurricane!

Dal mio oblò di 4 Washington Square Village il tanto annunciato Hurricane pareva giusto una pioggerellina stupida e qualche raffica di vento che giungeva da lontano. Siamo alle 7 pm di Monday e tutto fila liscio. E allora mi chiedevo Possibile che continuino a ripetere di stare chiusi in casa e addirittura evacuare e abbiano interrotto tutti i trasporti già dalle 7 di Sunday? Waiting for Sandy… che non arrivava.

Dopo i richiami al Common Sense del governor Cuomo e la cantilena del sindaco Bloomberg sul Stay at home, do not go in the streets to take

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3. American Dream is over? Cronache sulle presidenziali americane. E il secondo dibattito

Obama vince ai punti il secondo dibattito tenutosi alla Hofstra University di Long Island. Ma Romney c’è, e si fa sentire. Incassa e subito risponde. Spesso a sproposito, e scivola. Come quando attacca il presidente accusandolo di non aver gestito bene l’emergenza dopo l’attentato dell’11 settembre a Bengasi, in Libia. Arrivando a sostenere che Obama avrebbe riconosciuto che si trattasse di atto terroristico solo due settimane dopo l’accaduto. Pronto, il presidente ribatte che parlò di atto

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2. Momenti, fra Obama e la crisi di Occupy

New York, Concrete jungle where dreams are made of, Ther’s nothing you can’t do, Now you‘re in New York, these streets will make you feel brand new, the lights will inspire you, lets here it for New York, New York, New York.

Atterrare qui significa ritrovarsi in un Empire state of mind che ti avvolge tra i fragori di Jay-z e Alicia Keys, il dedalo di storie che ha fatto innamorare Sinatra e De Niro, l’utopia irrealizzata che ha partorito eroi come Superman e Batman e mostri come Godzilla, che non poteva materializzarsi in altro loco se

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1. Il primo dibattito elettorale e impressioni di ottobre

Il primo dibattito presidenziale faccia a faccia di mercoledi a Denver, Colorado, sembra averlo vinto Mitt Romney. O, magari – come dice l’amico Del Pero – lo ha perso, male, Barack Obama. Il Presidente in carica ha deluso. Lo sfidante è stato decisamente più incisivo. Obama sembrava stanco e parlava come un burocrate, piu‘ che come un leader. Romney, senza troppo esagerare in aggressività, si è presentato come il campione di un ceto medio in difficoltà. Forse in molti non gli hanno creduto, ma di certo ha dato bene

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