Come racconta un viaggio il linguaggio semiotico? In questo numero abbiamo raccolto un certo numeri di contributi di semotici che hanno prodotto racconti-analisi di prorpi viaggi con lo sguardo e gli strumenti della disciplina dei segni . Hanno contribuito: Stefano Carlucci, Francesco Galofaro, Massimo Leone, Lidia K. C. Manzo, Roberto Pellerey, Amedeo Trezza, William Vastarella.
Questo numero di Ocula è dedicato ad alcuni programmi e serial televisivi, e soprattutto alle loro evoluzioni più recenti. Contaminazione e ibridazione (tra generi televisivi. generi discorsivi e media diversi) sono due concetti che vengono richiamati in molti dei saggi. Hanno contribuito: Cinzia Bianchi, Federico Boni, Mara Cinquepalmi, Lorenzo Denicolai, Francesco Galofaro, Maria Pia Pozzato, Stefano Traini, Greta Travagliati, Matteo Treleani, Marta Valenti, Salvatore Zingale.
Il saggio prende in considerazione il secondo episodio della miniserie Black Mirror (2011), prodotta da Charlie Brooker per la televisione inglese, attraverso un’analisi del rapporto complesso tra il particolare regime di visibilità che ne regola il mondo possibile e i regimi valoriali profondi assunti o rigettati dai soggetti. In particolare, si cercherà di mostrare come nell’evidente tentativo di rilettura contemporanea di alcuni topos ricorrenti nelle cosiddette narrazioni distopiche (e in particolare del loro archetipo moderno, il romanzo 1984 di George Orwell) il testo metta in scena una rappresentazione originale, per quanto declinata al futuro, dello scenario mediale attuale, problematizzandone diversi aspetti all’interno di un’unica, tendenzialmente disforica dimensione proiettiva: fenomeni in declino (la visione schermica come “somministrazione” up-down), emergenti (realtà aumentata) e dominanti (la “socialità virtuale” prevalente in tutte le declinazioni del web 2.0). Dall’effetto di senso glo-bale prodotto dal discorso (e nello specifico dalle scene finali) emergono, in particolare, una serie di ribaltamenti e slittamenti dei topos distopici per altro verso richiamati: si passa infatti dall’ossessiva de-individualizzazione all’eccesso di personalizzazione, dalla dittatura del /dover essere visti/ a quella del /dover vedere/, dalla ricerca di realtà e verità a quella di autenticità, quest’ultima presentata come isotopia principale e vera architrave epistemica di tutta la narrazione.
Il saggio che segue segna un importante punto di convergenza fra i media studies di stampo sociologico e la sociosemiotica. La teoria della “domestication” a cui Anna Manzato fa riferimento – e di cui Roger Silverstone è uno dei padri fondatori - nasce nel contesto dei Cultural Studies britannici, all’interno dei quali la teoria semiotica, la nozione di testo e gli aspetti legati alla testualità hanno rappresentato importanti riferimenti teorici.
Gli aspetti su cui l’autrice si concentra riguardano soprattutto l’importanza che ha assunto il consumo mediale oggi: l’approccio della “domestication” assegna infatti agli utenti-lettori il ruolo di costruttori di senso, non solo in relazione ai testi mediali che fruiscono, ma anche rispetto alle tecnologie “domestiche” che usano per il loro configurarsi come oggetti del quotidiano.
In particolare la riflessione si concentra sulle pratiche connesse alle tecnologie, sui confini sfumati che l’uso delle stesse determinano (dal pubblico al privato, fino alla stessa nozione di “spazio domestico” ormai imprendibile se osservato mediante l’uso delle tecnologie mobili) e sulla nozione di testualità, centrale sia per la semiotica che per la sociologia dei media.
Il tango argentino è un ballo, una musica, un canto e una cultura. Nella pubblicità, specialmente, diventa mito della passionalità espressa in rappresentazioni stereotipate. Ma non tutte e non sempre, come nell’immagine oggetto di questa analisi. Nel caso proposto, infatti, il racconto del tango sa essere diverso perché scende nella profondità, trova un'essenza ed esprime quella "fisiologia" che porta i ballerini a vivere un dialogo creativo fatto di sensorialità, percezione, istinto.
Questo dialogo a due voci tra Valentina Pisanty e Francesco Galofaro nasce da una rilettura della polemica tra Lévi-Strauss e Vladimir Propp. La concezione dello studioso del folklore russo appare oggi di grande interesse date le sue radici nella idea goethiana di morfogenesi. Negli ultimi vent’anni e a partire dal lavoro di René Thom, questa concezione si è rivelata molto feconda in semiotica, e ha portato a confronti con il cognitivismo e aperture alla biosemiotica. Nel saggio viene proposta anche una riflessione di Giampaolo Proni.
L’articolo analizza i contenuti e le logiche di una delle campagne promozionali proposte da Poste Italiane nel 2007, relativa a prodotti e servizi dedicati ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale. Dalla decostruzione delle immagini si evince, in ogni singolo caso, il medesimo capovolgimento degli stereotipi negativi maggiormente diffusi su queste identità nazionali, frutto di un elaborato e complesso processo storico e sociale: sembrerebbe, dunque, di essere di fronte ad una sorta di regola invariantiva della rappresentazione, secondo la quale aggiungendo determinati elementi all’identità dell’altro, lo si riconosce e lo si accetta con maggior facilità, senza negarne la diversità.